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Crema cosa vedere + itinerari ed idee di cose da fare a Crema

Top 10 Crema cosa vedere + itinerari ed idee di cose da fare a Crema

Top 10 Crema cosa vedere + itinerari ed idee di cose da fare a Crema – Crema è una piccola città, situata a sud della Lombardia che è una regione del nord Italia, molto tranquilla e graziosa, di circa 35.000 mila abitanti. È simile a una piccola bomboniera con un centro storico ricco di palazzi storici bellissimi, chiese e vie eleganti. Una città tutta da scoprire sbirciando nei cortili dei palazzi per scovare giardini segreti, fermarsi nei chiostri dei conventi per prendersi una pausa e per gustare un gelato (il gelato a Crema è una specie di obbligo!)

E tutto rigorosamente a piedi o, al massimo, in bicicletta. Lo stress a Crema è sconosciuto.

Un’intera giornata a Crema, forse pensi di annoiarti? Secondo me non è così; fra arte, passeggio e pause golose la giornata passerà in un soffio anzi ti verrà voglia di tornarci. Ti sfido a farlo.

Storia di Crema: il mistero delle origini di Crema e le sue leggende.

Crema e il suo territorio si collocano fra due fiumi, l’Adda e il Serio Morto. Le origini si Crema sono da ricercare proprio in un piccolo lembo di terra, l’Insula Fulcheria, circondato dalle acque paludose del Lago Gerundo: tutta l’area venne bonificata dai monaci Benedettini in epoca medioevale.

Oggi rimane una piccola porzione di quest’area paludosa tutelata dal Parco Agricolo del Moso istituito nel 2009. È un parco interessante da visitare e offre un esempio di come doveva essere il territorio alle origini.

Secondo la leggenda, la fondazione di Crema sarebbe avvenuta nel 570 quando alcuni abitanti per sfuggire ai Longobardi, si sarebbero rifugiati su un dosso, al centro di questa palude. E proprio su questo dosso, corrispondente all’attuale piazza del Duomo, decisero di fondare la città, il cui nome deriverebbe da Cremete, il loro leggendario capo.

Ma facciamo un salto in avanti ed arriviamo all’anno milleCrema era un centro di notevole importanza e assunse sempre maggior peso negli equilibri dei comuni lombardi battendosi per rafforzare la propria indipendenza da Cremona e spostandosi verso l’orbita milanese. Anche il secolo successivo fu caratterizzato dall’alleanza con Milano e da una forte contrapposizione a Cremona e Lodi. La rivalità fra Crema e Cremona è ancora presente a tutt’oggi ed oggetto di scherzi benevoli. Ed è questa una nota tipicamente italiana: spesso la rivalità fra città vicine ha radici nell’epoca comunale.

L’episodio più celebre della storia cremasca è l’assedio di Federico Barbarossa.

Durante la sua seconda discesa (1158-62) in Italia, l’imperatore aiutato da Cremonesi, Pavesi e Lodigiani strinse d’assedio Crema (dal luglio 1159 al gennaio 1160) che si era ribellata alleandosi con Milano. La città fu rasa al suolo e il Barbarossa vietò la ricostruzione delle architetture difensive.

Di questo momento così tragico si ricorda l’episodio degli ‘ostaggi cremaschi’: l’imperatore fece legare alle macchine da guerra i cittadini cremaschi fatti prigionieri e si avvicinò alle mura della città sperando che gli assediati si arrendessero anziché colpire i propri concittadini. Inaspettatamente invece gli ostaggi stessi incitarono a proseguire l’attacco contro il Barbarossa, causando quindi la morte di molti.

La ricostruzione della città fu possibile solo dopo il 1185 su concessione del Barbarossa. Il secolo successivo fu molto florido dal punto di vista economico; furono realizzate opere di difesa (tra cui le mura e il castello di Porta Serio) e venne ricostruito il Duomo nella sua nuova veste gotica (1284-1341).

Nel 1361 la città fu colpita dall’epidemia di peste, che devastò la città. In questa circostanza iniziò la devozione cremasca nei confronti di san Pantaleone, invocato per liberare la città dalla malattia e da quel momento venerato come patrono della città, il 10 giugno, il giorno in cui, come vuole la tradizione, finì l’epidemia.

Nel frattempo, la rivalità tra Milano e Venezia si inasprì; i veneziani cinsero d’assedio la città nel 1449. Inizio così il dominio della Serenissima, destinato a durare fino al 1797.

Il dominio di Venezia su Crema determinò un periodo di pace e ricchezza, e soprattutto, considerando la sua posizione strategica, alla città fu concesso un buon grado di autonomia amministrativa.

Il dominio della Serenissima terminò con le guerre napoleoniche e proprio da Napoleone venne decretata la municipalità, prima denominata Repubblica di Crema, poi assorbita dopo soli due mesi nella ben più ampia Repubblica Cisalpina.

In seguito, Crema segue le vicende storiche dell’Italia unitaria. Il nuovo governo aggrega il Cremasco al territorio della Provincia di Cremona, situazione che perdura fino a oggi. 

Crema cosa vedere?

  1. Piazza Duomo
  2. La Cattedrale
  3. Le porte della città
  4. San Domenico e Mercato Austroungarico
  5. Palazzo Terni de’ Gregori
  6. Il Sant’Agostino
  7. Palazzo Benzoni
  8. Santa Maria delle Grazie
  9. Basilica di Santa Maria della Croce
  10. Il laghetto dei Riflessi

Piazza Duomo

La piazza si snoda a U intorno alla Cattedrale e tutti gli edifici che la circondano sui lati sono porticati. Ecco il cuore della città e il suo salotto. Qui s’incrociano le vie principali che la tagliano in due: via Matteotti da Nord a Sud e via Mazzini/via XX Settembre da Est a Ovest. Alle estremità di queste due vie, che poi sembrano un’unica lunga strada tagliata a metà dal Torrazzo, ci sono le due porte cittadine sopravvissute: porta Serio e porta Ombriano.

La piazza è interamente quattrocentesca, di epoca veneziana e assolutamente omogenea per stile. Se volti le spalle alla Cattedrale hai di fronte il Palazzo del Comune, con l’arco del Torrazzo, e sulla destra il Palazzo Pretorio con un ampio sottopassaggio a volte e il leone della Serenissima che troneggia sulla parete della torre. Di fianco al Duomo il Palazzo vescovile.

Sul lato meridionale la piazza è chiusa da una serie di case porticate tra le quali si aprono angusti passaggi coperti molto stretti, residui degli antichi accessi al nucleo fortificato, benvenuto nel salotto della città! Troverai tavolini all’aperto dove sedersi per fare colazione, gustare un gelato e godersi un aperitivo. Grazie al clima gradevole della città per quasi tutto l’anno è possibile stare nei dehors della piazza.

Ti segnalo un’ultima cosa: a Crema è stato girato nel 2017 il film premio Oscar di Luca Guadagnino ‘Call me by Your name’.

L’immagine dei due protagonisti Elio ed Oliver seduti al tavolino del bar di piazza Duomo vicino all’edicola, intenti a chiacchierare, è divenuta icona del film. Qui, Oliver chiede a Elio in che modo trascorre le vacanze ed Elio risponde che è solito leggere libri, trascrivere musica e fare il bagno al fiume. In una cornice rilassata Elio tratteggia con poche parole il ritmo dilatato dell’estate a Crema.

Ora che sei giunto davanti all’edicola perché non segui il loro stesso percorso, tagliando per vicolo Marazzi, passando di fronte al portone di vernice scrostata dove i due hanno trovato riparo per scambiarsi veloci effusioni? Troverai il portone coperto di graffiti inneggiati all’amore!

La Cattedrale ed il campanile

Nel bel mezzo della piazza sorge la Cattedrale di Crema. L’edificio che vediamo oggi non è quello romanico originario: l’antico Duomo è stato distrutto da Federico Barbarossa durante il famoso assedio, e alcuni resti si possono intravedere nella cripta.

L’attuale costruzione risale al periodo 1284-1341. Lo stile che contraddistingue la facciata è il gotico lombardo: vi colpirà sicuramente la raffinatissima facciata con le preziose monofore, bifore e altri elementi architettonici arricchite dagli inserti in argilla. Colpisce e affascina il fatto che la facciata sia molto più alta della chiesa!

L’interno è ampio, suddiviso in tre campate separate pilastri massicci. Ciò che vediamo oggi e frutto del restauro avvenuto negli anni 50.

Il campanile

Visto l’aumento di turisti a Crema la città in collaborazione con il Rotary Club di Crema sta lavorando per far diventare il campanile un complesso museale da potere visitare. La cima del campanile di Crema offre panorami mozzafiato sulla città e sull’area circostante. La vista della città dal campanile del Duomo è sicuramente una delle più belle cose da fare qui a Crema.

Attualmente non posso indicare la salita e la visita su campanile di Crema come un’attività da fare sicuramente in quanto non è aperto su base continua. Ora è aperto in occasione di festività e speciali eventi che interessano la città di Crema.

Le Porte antiche della città di Crema

La cinta muraria di Crema è quattrocentesca e voluta dai veneziani. Anticamente le porte per accedere alla città erano quattro (in corrispondenza con i quattro punti cardinali). In epoca napoleonica le mura persero la loro funzione militare e mantennero solo quella di custodia dell’abitato (per questo la sera le porte venivano ancora chiuse) e di linea daziaria. La porta costituiva il punto di controllo delle persone e delle merci in transito che, per poter essere introdotte in città, dovevano pagare una tassa.

Nel 1804 quindi le due porte che si decise di mantenere con questa nuova funzione (parliamo di Porta Serio e Porta Ombriano) vennero ridisegnate in chiave neoclassica. Tipiche dello stile neoclassico le nicchie con personaggi togati, le figure allegoriche e i gruppi scultorei ben visibili su entrambe le porte.

San Domenico e il Mercato Austro Ungarico

Vicinissimo alla piazza del Duomo si trova il Complesso del San Domenico al cui interno, nella ex chiesa del Convento per la precisione, si trova il teatro di Crema e l’omonima fondazione.

Qualche breve cenno storico: la presenza dei frati domenicani è documentata a Crema a partire dal XXXIII sec. A fine ‘500 secolo l’edificio subisce un progressivo ampliamento, mentre, nel 1614, diviene sede del Tribunale della Santa Inquisizione. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, il convento viene confiscato e trasformato in caserma militare e da qui inizia una storia infinita di cambi di destinazioni d’uso. Dal 1992, tutti i locali rimangono vuoti e privi di funzioni; contemporaneamente, l’amministrazione comunale inizia un piano di riqualificazione degli edifici storici di Crema, con l’intento di destinarli ad uso culturale; nel 1999 nasce la Fondazione San Domenico.

Il convento, inizialmente dotato di tre chiostri, attualmente ne presenta soltanto due. Magnifica traccia dell’epoca in cui il Complesso era un monastero è l’ex refettorio: il ciclo di affreschi – databile alla seconda metà del Quattrocento – oltre a effetti di illusionismo nella raffigurazione di pregiati marmi sulle pareti. Oggi in questo luogo è situato il Foyer del Teatro San Domenico.

Sulla piazza si affaccia il maestoso Mercato Austroungarico, costruito abbattendo il terzo chiostro del San Domenico a metà del 1800. Il luogo aveva un duplice intento: celebrare la visita compiuta da Francesco | d’Austria a Crema il 17 maggio 1825, e ospitare il mercato dei grani e dei lini, il cui valore era riconosciuto sin dai secoli in cui il territorio cremasco era sotto il dominio veneziano.

Palazzo Terni de’ Gregori

A pochi passi da Piazza Duomo, lungo la centralissima via Dante Alighieri, si trova Palazzo Terni già Palazzo Bondenti. È sicuramente uno fra gli edifici più caratteristici della città. Settecentesco in stile barocchetto, fu edificato per volontà del conte Nicolò Maria Bondenti.

Al centro del portico è collocato lo scalone d’onore a quattro rampe che dà accesso al piano nobile. Il palazzo si sviluppa su due piani principali e un sottotetto. Le finestre presentano eleganti cornici con motivi decorativi in cotto, mentre i due portali recano ricercati ornamenti in pietra; eleganti lavorazioni in ferro battuto impreziosiscono i balconi, le finestre, le aperture ovali della muraglia (che presenta statue celebrative del casato) e il cancello. Gli interni sono decorati da un complesso di affreschi del XVIII secolo. Attraverso il portale del braccio sud si raggiunge il giardino con alberi d’alto; nel cortile a est, racchiuso dai tre corpi del palazzo, si affaccia un elegante portico a colonne binate che reggono archi ribassati.

Il Sant’Agostino. Il convento, il refettorio, i chiostri

Voltando le spalle al Palazzo Terni, sulla destra si trova il convento di Sant’Agostino, cuore della vita culturale e artistica della città. L’ex complesso conventuale ospita oggi il centro culturale omonimo, del quale fa parte il Museo Civico di Crema e del Cremasco e numerosi spazi utilizzati per eventi, concerti e mostre temporanee.

Fondato nel 1439 per ospitare i monaci della congregazione degli Eremitani di sant’Agostino, il convento è legato al fenomeno dell’Osservanza agostiniana di Lombardia. Il fenomeno delle Osservanze è una riforma intrapresa dagli ordini monastici e conventuali fra XIV e XV che si propone un ritorno al rispetto della regola originaria. Quella di Crema fu la casa madre dell’osservanza agostiniana in Lombardia e per tutto il XV secolo il convento fu un importante centro spirituale, culturale e politico.

Nel 1797, con l’avvento dei Francesi e l’istituzione della Repubblica di Crema, il convento fu soppresso e destinato ad ospitare una caserma fino alla seconda guerra mondiale. Finalmente nel 1945 il convento venne acquistato dal Comune di Crema e ristrutturato per ospitare il Museo e la Biblioteca.

Assolutamente da vedere è il refettorio, cioè il luogo dove i frati si riunivano per mangiare mentre venivano lette le sacre scritture. La vasta sala misura circa 30 x 9 metri ed è interamente affrescata. I dipinti sono opera del pittore Giovan Pietro da Cemmo affiancato da vari aiuti. L’opera risale, presumibilmente al 1507. Sulla parete est è raffigurata l’Ultima Cena: si tratta di una delle prime copie che riprende il dipinto realizzato da Leonardo da Vinci nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Entrando e percorrendo il chiostro settentrionale si resta immediatamente affascinati dalla geometria delle architetture e dalle forme gotiche degli archi ogivali dell’antico complesso monastico. Qui sono esposti documenti della storia cittadina recente, con iscrizioni, epigrafi.

Palazzo Benzoni

Nel centro storico della città, fra via Rivafredda e via Civerchi, si trova Palazzo Benzoni ti cui raccomando la visita perché, essendo sede della biblioteca, è quasi completamente visitabile. Si tratta di un palazzo nobiliare del XVI secolo.

Strutturato attorno ad una corte quadrangolare a giardino, colpisce per il sontuoso portale sulla facciata. Il portale, che si apre nel porticato, fiancheggiato da lesene, immette nel grande scalone ornato da statue in stucco che conduce al piano nobile. Malgrado gli interventi nel corso dei secoli, l’interno del palazzo ha mantenuto i caratteri di una prestigiosa dimora nobiliare. Le sale del piano nobile, che ospitavano l’abitazione della famiglia Benzoni, dove oggi sono collocate le sale della biblioteca, presentano una grande varietà di stucchi che decorano porte e fanno da cornice a pitture seicentesche.

Santa Maria delle Grazie

È un piccolo santuario, situato nei pressi di Porta Ombriano, edificato a inizio 1600, presenta una semplice facciata di gusto cinquecentesco, mentre l’interno è costituito da un’aula unica coperta da volta a botte, terminante con un piccolo presbiterio. Consiglio la visita perché la chiesa accogli gli affreschi di Gian Giacomo Barbelli che dona grandiosità alla chiesa. Realizzato nel 1600 si tratta di un pregevole ciclo decorativo celebrativo delle storie della Vergine.

L’effetto di illusionismo prospettico spettacolare è conseguito grazie ad un complesso sistema compositivo. Nella volta è raffigurata l’Assunzione di Maria, sospinta verso l’alto da un’articolata quadratura popolata da finte statue di profeti ed evangelisti, in un trionfo di angeli musicanti; mentre sopra il presbiterio, un po’ appartata, vi è l’Incoronazione di Maria.

Sulle pareti laterali sono raffigurati gli apostoli che si affacciano da una balaustrata in atteggiamenti vari, mentre su lesene e cornicioni l’artista ha dipinto una moltitudine di putti festanti. In controfacciata e sopra la porta laterale sono affrescati L’adorazione dei Magi e Il riposo durante la fuga in Egitto.

Basilica di Santa Maria della Croce

Fuori dalle mura delle città si trova il Santuario di Santa Maria della Croce. L’origine del santuario sta nell’apparizione della Vergine a Caterina degli Uberti. Il 3 aprile del 1490 la cremasca Caterina stava percorrendo la strada per Bergamo con il marito Bartolomeo Pederbelli, detto il Contaglio, originario di quella città, quando l’uomo la aggredì con una spada lasciandola agonizzante in un bosco ai margini della strada. La donna invocò il soccorso della Madonna per non morire senza aver ricevuto i sacramenti.

La Vergine, apparsa a Caterina, esaudì la sua richiesta permettendo che fosse soccorsa. Il mattino seguente la giovane fu portata in Crema dove spirò dopo aver ricevuto da un sacerdote il conforto dei sacramenti. Sul luogo dell’apparizione, oggi ricompreso nella cripta, avvenne poi nel giorno di Santa Croce (3 maggio 1490) il primo dei molti miracoli attestati che portarono alla decisione di costruire un santuario.

Il progetto mette in evidenza la trasformazione in senso umanistico-rinascimentale della cultura cremasca; fu curato da Giovanni Battaglio (Lodi, 1440 circa – 1500 circa), seguace dei modelli di Donato Bramante nonché ingegnere della città di Milano. I lavori iniziarono il 6 agosto 1490 con una grandiosa processione di popolo e a autorità civili e religiose che dalla città sfilò fino al luogo del miracolo.

Probabilmente a seguito di contrasti con i committenti nel 1499 Giovanni Battaglio lasciò la direzione del cantiere. Fu sostituito dal capomastro Antonio Montanari (documentato dal 1492) che terminò i lavori verso il 1501; ad Antonio Montanari si deve la copertura della Basilica che, probabilmente, nel progetto originale di Battaglio doveva essere costituita da una cupola di stile bramantesco.

Nel 1677 si instaurò presso la chiesa l’Ordine riformato dei Carmelitani Scalzi, che costruirono il grande convento nel 1706; qualche anno dopo fecero anche erigere il campanile che affianca la basilica. I frati rimasero fino alla soppressione del convento avvenuta nel 1810.

La chiesa è un’imponente costruzione a termine di un viale alberato; è a pianta centrale ed è stata ideata ispirandosi ai canoni dell’architettura lombarda rinascimentale. Interamente realizzata in cotto, colpisce per il colore caldo affiancato al verde delle cupole in rame (materiale aggiunto in epoca novecentesca) e al bianco dell’intonaco.

L’esterno è in quattro zone sovrapposte, con tre ordini di gallerie percorribili. Il primo ordine di gallerie è composto da aperture monofore, il secondo livello appare più elaborato con una serie di bifore sotto cui corre una decorazione con piccoli rosoni in cotto con i motivi del sole fiammeggiante, della ruota e una figura geometrica complessa.

L’ultimo livello è costituito da una galleria di gusto tardo-gotico decorata con rosoncini sovrastata da una serie di monofore trilobate.

L’interno è frutto di un impegnativo lavoro decorativo avvenuto in un lungo arco temporale; è organizzato intorno a un’aula ottagonale con quattro bracci laterali che completano la pianta a croce greca. Il vano principale è coperto da una cupola con otto spicchi

Alternate ai quattro bracci si trovano altrettante cappelle semicircolari.

La realizzazione della tavola dipinta dell’altare nella cappella maggiore fu affidata a Benedetto Rusconi, detto il Diana (Venezia, 1460 – 1525), che la realizzò forse nel 1501. L’opera rappresenta l’Assunzione della Vergine, l’interesse del dipinto risiede sia nell’importanza della commissione all’affermato pittore veneziano sia nella raffigurazione dello sfondo dove compare una delle pochissime testimonianze dell’immagine dell’antico castello di Porta Serio.

Gli altari laterali sono decorati in stucco probabilmente a opera dello scultore Giovanni Antonio Abondio di Ascona (1575-80 circa). Sul timpano siedono due figure femminili in stucco che reggono dei libri. All’interno delle nicchie appaiono figure di profeti. I dipinti murali (1585) sono di Aurelio Gatti (Cremona, 1556 – Piacenza, 1602) tranne quelli della cappella dell’Andata al Calvario realizzata interamente da Carlo Urbino (Crema, 1525 – 1585), autore sia degli affreschi che della pala.

Tra il 1700 e il 1702 i Carmelitani Scalzi da poco insediati commissionarono la decorazione della cupola maggiore al valtellinese Giacomo Parravicino (Caspano, 1660 – Milano, 1729) (figure) e ai fratelli varesini Giovanni Battista Grandi (Varese, 1643 – Bizzozero, 1718) e Girolamo (Varese, 1658 – Milano, 1718) (quadrature) chiamati per l’esecuzione del Trionfo della Croce che occupa gli otto spicchi interni del tamburo

Sotto il presbiterio si trova lo scurolo, che sorge nel luogo dove la Madonna apparve a Caterina degli Uberti. Sulla volta Giacomo Parravicino (Caspano, 1660 – Milano, 1729) dipinse la sfortunata giovane cremasca portata in cielo verso la Madonna (1721). Dietro l’altare settecentesco in marmo sono collocate due statue lignee vestite, raffiguranti la Vergine (seicentesca) e Caterina degli Uberti (settecentesca). Sul fondo della cappella è inserito un rilievo in terracotta rappresentante la Madonna con il Bambino. Si tratta di una replica seriale da un modello in marmo dello scultore fiorentino Antonio Rossellino. La scultura è oggetto di venerazione perché ritenuta protagonista di vari miracoli di lacrimazione e movimento degli occhi.

Il Laghetto dei Riflessi

Il Laghetto dei Riflessi è un piccolo lago della campagna cremasca, vicino al fiume Serio. Si trova nel Comune di Ricengo che dista circa 9 chilometri dalla città partendo da piazza Garibaldi.

Il Laghetto dei Riflessi è un luogo affascinante, inserito nei Luoghi del Cuore del Fai (Fondo Ambiente Italiano) ed è un’oasi naturale vicino al fiume dove vivono alcune specie animali protette. Suggestivo in tutte le stagioni, è diventato un posto di sosta per gli uccelli migratori e altri. Per chi si interessa agli uccelli è il luogo ideale e si possono fare delle belle foto.

Il Laghetto dei Riflessi è stato scelto dal regista Luca Guadagnino per la scena del bagno del film ‘Chiamami col tuo nome’, premio Oscar e campione di incassi. Anche dopo anni dall’uscita del film il Laghetto dei Riflessi attira molti turisti soprattutto stranieri.

Laghetto dei Riflessi come arrivare?

Ora ti spiego come arrivare al Laghetto dei Riflessi partendo da Crema.

Uscendo da Porta Serio (la porta che si trova in prossimità di Piazza Garibaldi) devi raggiungere la periferia di Crema.

Quando raggiungerai il Canale Vacchelli devi girare a destra e percorrere la stradina asfaltata che porta a Ricengo addentrandosi nella campagna. Ti consiglio di percorrerla con calma, meglio sarebbe in bicicletta; a Crema ci sono parecchi punti per il noleggio delle bici.

Il laghetto dei Riflessi è raggiungibile anche in auto facendo lo stesso tragitto. Una volta raggiunta la stradina asfaltata è necessario parcheggiare l’auto. Il parcheggio si trova nei pressi della chiesetta (zona Castello), poi in 10 minuti a piedi su strada sterrata ci si arriva. Il Parco del Serio (di cui il Laghetto dei Riflessi fa parte) ha posizionato una telecamera per la sorveglianza all’ingresso dell’area che serve per filmare le targhe di chi entra in macchina o in moto.

Laghetto dei Riflessi bagno: si può fare il bagno?

Se ti stai domandando è se possibile fare il bagno nelle acque del Laghetto di Riflessi, ti devo rispondere purtroppo di no. Il bagno nel Laghetto dei Riflessi è severamente vietato.

È malcostume piuttosto diffuso tuffarsi nelle acque del Laghetto seguendo le orme di Elio, uno dei due protagonisti di “Chiamami col tuo nome”.

Ti ricordo che il laghetto è un’oasi naturale vicino al fiume ed esige il rispetto della fauna e dell’ecosistema. Esiste da sempre un divieto di balneazione, ben segnalato. Che non è un capriccio, ha motivazioni importanti. Il divieto è stato previsto a tutela della sicurezza dei frequentatori trattandosi di aree non sorvegliate e pericolose anche per nuotatori esperti.

Inoltre, in relazione alla protezione della natura, è importante capire che l’utilizzo di queste aree da parte dei visitatori può arrecare disturbo alla fauna, che viene allontanata dalle zone di alimentazione ed eventuale nidificazione.

Visiting the Laghetto dei Riflessi can be an enjoyable experience but I recommend: strictly on foot and absolutely avoiding the bathroom. You can sunbathe, walk the dog, read and rest.

Il Laghetto dei Riflessi: si può fare il picnic?

Certamente, anzi te lo consiglio; il laghetto dei Riflessi è dotato di un’area picnic attrezzata.

Crema cosa vedere in un giorno?

Il centro storico di Crema è piuttosto raccolto e facilmente visitabile a piedi. Di dimensioni inferiori rispetto a quello di Cremona è anche meno conosciuto turisticamente. I luoghi raccontati nella nostra top 10 si possono tranquillamente raggiungere a piedi, valutando solo come raggiungere il santuario di Santa Maria della Croce e il Laghetto dei Riflessi, distanti poco più di due chilometri dal centro storico.

‘Call me by Your name’ di Luca Guadagnino: i luoghi del film.

Crema, insieme ad altri luoghi del Cremasco, è la città dove è stato girato “Chiamami col tuo nome”, il film premio Oscar di Guadagnino. Anche se il libro da cui è tratto il film è ambientato in Liguria, Guadagnino si è talmente innamorato della bellezza dei luoghi di questa zona da decidere di ambientare il film proprio qui. 

Se lo desideri puoi metterti sulle orme di Elio e Oliver; puoi farlo in solitaria, ma il comune di Crema offre un tour guidato a piedi o in bicicletta alla scoperta dei luoghi del centro città in cui sono state girate le scene del film. Molti turisti in questo modo si sono innamorati di Crema e delle sue bellezze nascoste e gentili.

Quanto soggiornare a Crema?

Per visitare il centro storico ti basterà un giorno, se invece desideri visitare anche i dintorni (Il Laghetto dei Riflessi e altri luoghi della compagna cremasca) ti conviene fermarti per due. La città è fornita di numerosi B&B e ci sono parecchi ristoranti con varie fascie di prezzo. Da Crema puoi raggiungere facilmente altre città molto belle da visitare: Cremona, Bergamo, Brescia e Milano si trovano tutte a quaranta km di distanza.

In treno a/da Crema

Da Milano ci si arriva comodamente in treno (il biglietto costa circa euro 5.50) con cambio a Treviglio e da Crema si possono raggiungere agevolmente altre città d’arte quali Cremona, Brescia, Bergamo, Lodi.

Piazza Duomo

Piazza Duomo di sera:

Piazza Duomo Crema

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